“Fuori c’è l’uomo della spazzatura!” - gridò Chico in scena per sorprendere il fratello - e fulmineo, all’impronta, Groucho gli rispose: “Digli che non ne vogliamo”.
Ormai
dovremmo rispondere così ai trucchi di chi governa la Città. Dovremmo rispondere
col paradosso ai proclami megalomani e all’ordinaria incompetenza, legittimamente
satireggiando i legittimi amministratori della cosa pubblica (trattandosi di
una citazione “marxista”, rischio, con i tempi che corrono, una querela?).
Certo,
sono lontani i giorni in cui portavamo (gratuitamente) ad esibirsi gli allievi
del Laboratorio del Liceo Garibaldi a ”Palermo di scena”. Sono lontani i giorni
dell’incontro con la scena internazionale contemporanea. Allora, seppur con
vari limiti, si era avviato un significativo momento di riconoscimento della
comunità. Dilettanti, professionisti, chi per gioco, chi per mestiere, insieme,
avevano il piacere di esserci, di incontrare la Città. Che si mostrava a volte
nella sua fragilità o presunzione, ma si mostrava viva.
Oggi
è lo spirito della Compilation a vincere nella confezione del cartellone
estivo panormita, che è poi il gusto triste dell’epoca. Della Compilation
e dello spreco (poiché con i soldi pubblici si pagano pure “fenomeni da cassetta”).
Una Compilation che, date alcune eccezioni, risponde al gusto un po’
anemico che attualmente impera negli “Stabili” e in TV, agli interessi del giro
e dei protetti. Non una Compilation contenente “the best”, ma una pietanza
indefinita con qualche cosa già vista, e che, per tamponare possibili sommovimenti
gastrici, prevede una benevola farcitura di palermitani “eccellenti” o più “raccomandati”.
Certo,
i problemi dello spettacolo a Palermo sono ridicoli dinanzi al degrado sociale
e istituzionale che nel Paese avanza. Ma accettare il conformismo culturale,
nelle piccole e nelle grandi dimensioni, adeguarsi all’arrembaggio delle vecchie
e nuove lobby teatrali, rischia di fare naufragare i più delicati desideri di
cambiamento che fra la fine degli anni ‘80 e gli anni ‘90 in tanti a Palermo
e nel Paese intero hanno saputo coltivare.
Quando
l’intelligenza è minacciata dalla paura, dal conformismo, dalla volgarità, la
verità viene fuori nei nostri atti più poveri. Allora dico agli amici, agli
artisti, all’appassionato pubblico di questa Città: non abbiate paura di ricominciare
sempre da capo, non rinunciate al piacere della scoperta, inventatevi nuove
forme per far sopravvivere le vostre idee più generose, non accettate i ricatti.
Fate
sentire la vostra voce. E non dimenticate che la spazzatura è pur sempre spazzatura.
Anche se la vendono infiocchettata in TV o al supermarket dell’effimero.
Gigi Borruso