Palermo tutta da ridere, ovvero il trionfo della Compilation


Una lettera aperta alla Città di Palermo


22 Agosto 2002

“Fuori c’è l’uomo della spazzatura!” - gridò Chico in scena per sorprendere il fratello - e fulmineo, all’impronta, Groucho gli rispose: “Digli che non ne vogliamo”.

Ormai dovremmo rispondere così ai trucchi di chi governa la Città. Dovremmo rispondere col paradosso ai proclami megalomani e all’ordinaria incompetenza, legittimamente satireggiando i legittimi amministratori della cosa pubblica (trattandosi di una citazione “marxista”, rischio, con i tempi che corrono, una querela?).

Certo, sono lontani i giorni in cui portavamo (gratuitamente) ad esibirsi gli allievi del Laboratorio del Liceo Garibaldi a ”Palermo di scena”. Sono lontani i giorni dell’incontro con la scena internazionale contemporanea. Allora, seppur con vari limiti, si era avviato un significativo momento di riconoscimento della comunità. Dilettanti, professionisti, chi per gioco, chi per mestiere, insieme, avevano il piacere di esserci, di incontrare la Città. Che si mostrava a volte nella sua fragilità o presunzione, ma si mostrava viva.

Oggi è lo spirito della Compilation a vincere nella confezione del cartellone estivo panormita, che è poi il gusto triste dell’epoca. Della Compilation e dello spreco (poiché con i soldi pubblici si pagano pure “fenomeni da cassetta”). Una Compilation che, date alcune eccezioni, risponde al gusto un po’ anemico che attualmente impera negli “Stabili” e in TV, agli interessi del giro e dei protetti. Non una Compilation contenente “the best”, ma una pietanza indefinita con qualche cosa già vista, e che, per tamponare possibili sommovimenti gastrici, prevede una benevola farcitura di palermitani “eccellenti” o più “raccomandati”.

Certo, i problemi dello spettacolo a Palermo sono ridicoli dinanzi al degrado sociale e istituzionale che nel Paese avanza. Ma accettare il conformismo culturale, nelle piccole e nelle grandi dimensioni, adeguarsi all’arrembaggio delle vecchie e nuove lobby teatrali, rischia di fare naufragare i più delicati desideri di cambiamento che fra la fine degli anni ‘80 e gli anni ‘90 in tanti a Palermo e nel Paese intero hanno saputo coltivare.

Quando l’intelligenza è minacciata dalla paura, dal conformismo, dalla volgarità, la verità viene fuori nei nostri atti più poveri. Allora dico agli amici, agli artisti, all’appassionato pubblico di questa Città: non abbiate paura di ricominciare sempre da capo, non rinunciate al piacere della scoperta, inventatevi nuove forme per far sopravvivere le vostre idee più generose, non accettate i ricatti.

Fate sentire la vostra voce. E non dimenticate che la spazzatura è pur sempre spazzatura. Anche se la vendono infiocchettata in TV o al supermarket dell’effimero.

Gigi Borruso

 

Compagnia dell'elica