Luigi che sempre ti penza
piccole cronache di un
emigrante (in sette movimenti)
di e con Gigi Borruso
Una nota
Un monologo che ricostruisce,
fra concretezza storica e delirio fantastico l’esperienza d’un contadino
siciliano emigrato in Germania negli anni ’60. La trama delle sue esperienze
e dei suoi pensieri poggia su alcune testimonianze raccolte dall’autore
e su un piccolo nucleo di lettere di emigranti tratte da Entromondo
di Antonio Castelli, essiccata e vibrante ricostruzione di lingua e
di umori contadini in via d’estinzione.
Ma Luigi è
un personaggio fantastico, frutto di diverse suggestioni, trattate in
modo libero e con evidenti riferimenti alla contemporaneità.
Gastarbaiter,
lavoratore ospite, a tempo, divenne in Germania, fra gli anni ’60 e
’70, sinonimo di Italiano. Questa definizione pian piano assunse lo
stesso valore dispregiativo che oggi da noi ha la parola extracomunitario.
Gastarbaiter, Italiano.
Forse così riconosciuto per ricordargli la sua precarietà.
Scrive l’autore in
una nota: “Ho immaginato lo sguardo di quest’uomo, la percezione di
sé in terra “straniera”. L’ho immaginato nella baracca del cantiere
in Germania, intento a rimembrare a voce alta i sogni della notte trascorsa,
a scrivere alla sua famiglia, impegnato inconsapevolmente a definire
un’identità messa in crisi dalla paradossale condizione che sperimenta
ogni emigrante.
Da alcuni anni lavoro
ad un teatro che tenta di coniugare la consapevolezza etica con lo stupore
fantastico e mitico. Accostandomi ad un tema di attualità, per certi
versi abusato, come quello dei migranti, ho lavorato ad una dimensione
quasi fiabesca. Provando a ricreare un linguaggio, quale quello suggerito
dalle lettere dei nostri emigranti, asciutto e straniato rispetto
alle norme della lingua, concreto e polivoco ad un tempo. Luigi
parla una lingua che racconta di un’altra estraneità, di un altro esilio.
Sospesa fra il siciliano contadino, la lingua italiana ed il tedesco:
fra la lingua della terra, della famiglia e quella dei media, dell’autorità,
del lavoro. Chissà che la “fragilità” della sua lingua non apra nuovi
piani di senso…
…Luigi parla
con i fantasmi, accudisce le immagini dei suoi cari come un devoto le
immagini sacre; gioca, danza con le parole, con la vita che scaturisce
dalla magia di un sogno, dalla febbre del delirio. Si, Luigi
di tanto in tanto vaneggia. Ed il suo “cammino” in sette movimenti è
pensato come progressivo svelamento interiore. Luigi è desiderio
di riscatto, nuovo sguardo sul mondo. Luigi gioca con il teatro,
tenta di far luce sulla sua e sulla nostra esistenza. Se sapesse quali
parole usare potrebbe raccontarci dell’irredimibile condizione della
vita passata dell’emigrante che - come scriveva Adorno – viene annullata
perché tutto ciò che non si presta ad essere contato, misurato viene
lasciato cadere. O potrebbe raccontarci dell’infinita migrazione di
ogni uomo all’interno del suo animo, della sopravvivenza della speranza
nella più struggente coscienza della perdita.”
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Senza scrùsciu
la passione e le visioni
di Lia Burgio
testo e regia di Gigi Borruso
con Serena Rispoli e Gigi
Borruso
Una coproduzione
Compagnia dell'elica - Palermo/ Mondo Théâtre - Paris
Uno spettacolo
nato con il sostegno di Armunia Festival Costa degli Etruschi
Prima nazionale
Festival Armunia Inequilibrio
08 - Castiglioncello (LI)
Castello Pasquini, 12 luglio 2008, Anfiteatro - ore 23,00 www.armunia.eu
Senza scrùsciu,
espressione siciliana, lett. senza rumore; fig. senza scalpore,
clamore.
Un nuovo testo di Gigi Borruso,
centrato sulla confessione di una donna siciliana entrata per caso nell'inferno
di una famiglia mafiosa, scritto per Serena Rispoli, attrice palermitana
che da anni vive a Parigi e che negli ultimi tempi ha deciso di tornare
ad indagare i nodi e le visioni della sua terra di origine. Un testo
e uno spettacolo sospesi fra la messa a fuoco di temi d'impegno civile
e il delirio fantastico.
Lia Burgio
è una donna inventata, ma non irreale. Attraverso le sue parole
è possibile immaginare la storia di tante altre donne, figlie,
madri, mogli di uomini d'onore. Intravedere la paura, il desiderio
di verità, la rivolta nascosti in molte di loro, il silenzio
che le circonda.
Lia Burgio dal suo
esilio, con le parole di cui è capace, crudeli, dolci, ironiche,
illumina la sua e la nostra impotenza, la sua e la nostra rabbia.
Scrive l'autore in una nota: Vogliamo raccontarvi di una piccola donna
prigioniera, in questo momento, da qualche parte, dell'abuso e del pregiudizio,
che testimonia solo la ribellione dei perdenti. Uno scarto, un piccolo
intralcio dimenticato o cancellato senza scrùsciu, senza
clamore.
Forse, solo un perdente
conosce ancora la furia, la gentilezza, il coraggio per immaginare un'altra
vita. Un perdente, come il teatro spesso, che, a dispetto di tutto,
coltiva sempre la gioia di stupirsi;.
Qualsiasi riferimento a
fatti o persone reali è puramente casuale.
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