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Scuola di teatro di Gibellina

C O M P A G N I A   D E L L ' E L I C A

diretta da Gigi Borruso

 


 

“E’ una stella o un buco?”

Una Compagnia.
Un'associazione fra artisti.
Un teatro.

Il suo nome vuole condensare i due poli della sua ispirazione: quello di Compagnia, nel suo tradizionale e profondo valore di condivisione di un percorso artigianale ed umano e quello di movimento mai concluso, sempre in esplorazione, capace di coinvolgere sensibilità diverse.

Diretta da Gigi Borruso, che l'ha fondata insieme ad Ester Cucinotti e Maria Cucinotti, ha fra i suoi animatori stabili anche gli attori Serena Barone, Antonio Silvia e il violoncellista Alessandro Palmeri.

La Compagnia ha avviato il suo cammino di ricerca alla larga da "tendenze" e cliché, non rinunciando al dialogo critico con la tradizione, tentando di esaltare il ruolo dell'attore, la sua insostituibile e complessa intensità.

Elica interpreta il proprio lavoro di ricerca e produzione anche come occasione per diffondere presso le giovani generazioni le questioni culturali del nostro tempo, coinvolgendole in attività di studio e creazione.

Questo sito è  

  
In programmazione stagione 2007/08

SEGNALATO AL PREMIO
TUTTOTEATRO.COM “DANTE CAPPELLETTI” 2006
Roma, Teatro Valle, 17 dicembre 2006
-
Finalista premio
"Ugo Betti" per la drammaturgia
XV ed. - 2008


In scena prossimamente

Festival Teatri di Vetro
Roma, Teatro Palladium

Mercoledì 28 maggio 2008, ore 20,30

Recensioni
Giornale di Sicilia 3 Aprile 2007
Repubblica - Palermo 1 Aprile 2007
www.dramma.it
www.levignepiene.com
www.iltamtam.it
Hystrio 4/2007
La Differenza n. 21/2008

Luigi che sempre ti penza

piccole cronache di un emigrante (in sette movimenti)

di e con Gigi Borruso


Una nota

Un monologo che ricostruisce, fra concretezza storica e delirio fantastico l’esperienza d’un contadino siciliano emigrato in Germania negli anni ’60. La trama delle sue esperienze e dei suoi pensieri poggia su alcune testimonianze raccolte dall’autore e su un piccolo nucleo di lettere di emigranti tratte da Entromondo di Antonio Castelli, essiccata e vibrante ricostruzione di lingua e di umori contadini in via d’estinzione.

Ma Luigi è un personaggio fantastico, frutto di diverse suggestioni, trattate in modo libero e con evidenti riferimenti alla contemporaneità.

Gastarbaiter, lavoratore ospite, a tempo, divenne in Germania, fra gli anni ’60 e ’70, sinonimo di Italiano. Questa definizione pian piano assunse lo stesso valore dispregiativo che oggi da noi ha la parola extracomunitario.

Gastarbaiter, Italiano. Forse così riconosciuto per ricordargli la sua precarietà.

Scrive l’autore in una nota: “Ho immaginato lo sguardo di quest’uomo, la percezione di sé in terra “straniera”. L’ho immaginato nella baracca del cantiere in Germania, intento a rimembrare a voce alta i sogni della notte trascorsa, a scrivere alla sua famiglia, impegnato inconsapevolmente a definire un’identità messa in crisi dalla paradossale condizione che sperimenta ogni emigrante.

Da alcuni anni lavoro ad un teatro che tenta di coniugare la consapevolezza etica con lo stupore fantastico e mitico. Accostandomi ad un tema di attualità, per certi versi abusato, come quello dei migranti, ho lavorato ad una dimensione quasi fiabesca. Provando a ricreare un linguaggio, quale quello suggerito dalle lettere dei nostri emigranti, asciutto e straniato rispetto alle norme della lingua, concreto e polivoco ad un tempo. Luigi parla una lingua che racconta di un’altra estraneità, di un altro esilio. Sospesa fra il siciliano contadino, la lingua italiana ed il tedesco: fra la lingua della terra, della famiglia e quella dei media, dell’autorità, del lavoro. Chissà che la “fragilità” della sua lingua non apra nuovi piani di senso…

Luigi parla con i fantasmi, accudisce le immagini dei suoi cari come un devoto le immagini sacre; gioca, danza con le parole, con la vita che scaturisce dalla magia di un sogno, dalla febbre del delirio. Si, Luigi di tanto in tanto vaneggia. Ed il suo “cammino” in sette movimenti è pensato come progressivo svelamento interiore. Luigi è desiderio di riscatto, nuovo sguardo sul mondo. Luigi gioca con il teatro, tenta di far luce sulla sua e sulla nostra esistenza. Se sapesse quali parole usare potrebbe raccontarci dell’irredimibile condizione della vita passata dell’emigrante che - come scriveva Adorno – viene annullata perché tutto ciò che non si presta ad essere contato, misurato viene lasciato cadere. O potrebbe raccontarci dell’infinita migrazione di ogni uomo all’interno del suo animo, della sopravvivenza della speranza nella più struggente coscienza della perdita.”

Senza scrùsciu

la passione e le visioni di Lia Burgio

testo e regia di Gigi Borruso

con Serena Rispoli e Gigi Borruso

Una coproduzione Compagnia dell'elica - Palermo/ Mondo Théâtre - Paris

Uno spettacolo nato con il sostegno di Armunia Festival Costa degli Etruschi

Prima nazionale

Festival Armunia Inequilibrio 08 - Castiglioncello (LI)
Castello Pasquini, 12 luglio 2008, Anfiteatro - ore 23,00 www.armunia.eu

Senza scrùsciu, espressione siciliana, lett. senza rumore; fig. senza scalpore, clamore.

Un nuovo testo di Gigi Borruso, centrato sulla confessione di una donna siciliana entrata per caso nell'inferno di una famiglia mafiosa, scritto per Serena Rispoli, attrice palermitana che da anni vive a Parigi e che negli ultimi tempi ha deciso di tornare ad indagare i nodi e le visioni della sua terra di origine. Un testo e uno spettacolo sospesi fra la messa a fuoco di temi d'impegno civile e il delirio fantastico.

Lia Burgio è una donna inventata, ma non irreale. Attraverso le sue parole è possibile immaginare la storia di tante altre donne, figlie, madri, mogli di uomini d'onore. Intravedere la paura, il desiderio di verità, la rivolta nascosti in molte di loro, il silenzio che le circonda.

Lia Burgio dal suo esilio, con le parole di cui è capace, crudeli, dolci, ironiche, illumina la sua e la nostra impotenza, la sua e la nostra rabbia.

Scrive l'autore in una nota: Vogliamo raccontarvi di una piccola donna prigioniera, in questo momento, da qualche parte, dell'abuso e del pregiudizio, che testimonia solo la ribellione dei perdenti. Uno scarto, un piccolo intralcio dimenticato o cancellato senza scrùsciu, senza clamore.

Forse, solo un perdente conosce ancora la furia, la gentilezza, il coraggio per immaginare un'altra vita. Un perdente, come il teatro spesso, che, a dispetto di tutto, coltiva sempre la gioia di stupirsi;.


Qualsiasi riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale.

 

Le foto pubblicate sono di: Alessandro Accardi, Rita Cricchio, Giacomo D'Aguanno, Olimpio Mazzorana.
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